Andra' peggio per il 48% dei cittadini
Gli stipendi in Italia sono circa la metà di quelli tedeschi e olandesi, il 30% in meno di quelli francesi, svizzeri, e del Nord Europa
Quello appena cominciato sarà un anno ancor più difficile del precedente. La Cancelliera tedesca Angela Merkel non l’ha taciuto – nel messaggio di fine anno – ai tedeschi che in settembre si recheranno alle urne per le elezioni generali. Europa e Italia sono accomunate dalla necessità di crescere. La crisi non è ancora superata, nonostante la valutazione contraria («il peggio è alle nostre spalle») del Ministro delle Finanze della RFT Wolfgang Schäuble più preoccupato dai risultati del primo test elettorale (8 milioni di elettori) che ha avuto luogo in Bassa Sassonia il 20 gennaio scorso. E in Italia? La situazione economica per il 48% delle famiglie è destinata a peggiorare; per il 40% resterà invariata; solo per il 10% migliorerà. Secondo un’analisi della Coltivatori diretti/SWG il calo dello spread delle ultime settimane (fino a toccare i 270 punti) non sembra incidere sulle negative valutazioni delle famiglie che nel 51% dei casi riesce appena a coprire le spese correnti, rinunciando o riducendo gli acquisti di vestiario, calzature, viaggi, vacanze, consumazioni al bar, al ristorante, nelle discoteche.
Il galleggiamento avviene attraverso risparmi di ogni genere. Il quadro è fosco. Le incertezze sul quadro politico destano preoccupazione. I dati su quello che riserva il 2013 sono pieni di sorprese negative. Si parte con la Tobin Tax e forse con una qualche forma di patrimoniale (oltre all’IMU, che è cominciata nel 2012); con nuovi meccanismi sulla tracciabilità dei pagamenti; con l’aumento dei francobolli della posta prioritaria (da 60 a 70 centesimi) e delle raccomandate; con l’introduzione della Tares, da pagare ad aprile, che sarà sicuramente salata; con la tassa sui conti correnti e altri prodotti finanziari che sarà determinata dalle Banche; con l’aumento delle tariffe autostradali, aeroportuali, dei trasporti locali e dei treni. L’IVA crescerà poi di un punto, dal 21 al 22%. La crisi ha cambiato la vita degli italiani dall’alimentazione ai trasporti, dal modo di passare il tempo libero, alla gestione dei risparmi (solo il 28% delle famiglie riesce a mettere da parte qualcosa, l’anno prima erano il 35%).
La recessione economica sta obbligando i cittadini a fare la gimkana tra erosione del potere d’acquisto, redditi e pensioni fermi, e in qualche occasione in calo, risparmi al lumicino con un terzo delle famiglie che stenta ad arrivare alla quarta settimana del mese. Negli ultimi cinque anni sono cambiati consumi, usi e abitudini. Il malessere sociale cresce. Una molteplicità di indicatori conferma questo stato di cose che da percezione è diventato realtà. Bankitalia conferma che la ricchezza delle famiglie è diminuita. L’Istat ha osservato che l’inflazione ha eroso i modesti aumenti nominali dei salari e delle pensioni, che i senza lavoro (gli inattivi-scoraggiati che il lavoro lo vorrebbero ma non lo cercano più sono diventati un esercito di circa 3 milioni) rappresentano un’emergenza nazionale, considerato che la disoccupazione ha raggiunto l’11,7%, un livello preoccupante.
L’OCSE ha certificato che gli stipendi di operai, impiegati, insegnanti, statali, lavoratori del commercio e dell’agricoltura sono circa la metà di quelli tedeschi e olandesi, il 30% in meno di quelli francesi, svizzeri, e del Nord Europa. Il CENSIS ha rilevato che solo un terzo delle famiglie è in grado di risparmiare qualcosa e che un quarto ha subito un licenziamento o la messa in cassa integrazione di un suo membro. A partire dalla crisi delle banche USA del 2007 i cittadini sono stati costretti ad aprire sempre più i portafogli per il rialzo degli interessi sui mutui e del costo di beni e servizi in generale.
di S. M.