Il decreto Salvaitalia non aiuta la Capitale
«La stangata peserà per centoquaranta milioni sulla città; ci sono spazi per chiudere i nostri bilanci, per portare a termine gli interventi e la sostenibilità complessiva di Roma...

Il decreto “Salvaitalia” del governo Monti rischia di privare Roma di risorse essenziali, in contrasto con il decreto legislativo dello stesso Governo sulla Capitale. E soprattutto peserà sui conti dei romani.
Perché per mandare avanti i programmi della città per quanto riguarda trasporti e nuove opere dovremo tutti mettere mano al portafoglio. E il sistema, probabilmente sarà sempre lo stesso: per far fronte alle minori erogazioni dello Stato al Campidoglio bisognerà far leva sull’unico strumento rimasto ai Comuni, la nuova IMU che sostituisce l’ICI.
Del resto la fotografia della situazione l’ha fornita proprio il sindaco: «La stangata peserà per centoquaranta milioni sulla città; ci sono spazi per chiudere i nostri bilanci, per portare a termine gli interventi e la sostenibilità complessiva di Roma ma c’è una ricaduta pesante sui cittadini». Alemanno ha poi spiegato:
«Se è vero che il patto di stabilità non è stato toccato, è rimasto quello delle precedenti manovre, abbiamo avuto la riduzione di un miliardo e quattrocento milioni di trasferimenti per tutti i Comuni e per Roma circa il 10%, 140 milioni in meno.
Questa riduzione di trasferimenti è compensata attraverso una serie di tasse che sono intestate agli enti locali: c’è la cosiddetta IMU, un’imposta nuova che graverà sulle spalle dei cittadini, che riunisce l’ICI, anche sulla prima casa, con l’Irpef fondiaria».
Ma l’imposta, pensata dal precedente governo come chiave di volta del federalismo fiscale, è diventata adesso, complice la fretta con cui è stato licenziato il decreto “Salvaitalia”, un’imposta “sospesa” fra enti locali e Stato centrale, e che sarà pesantemente influenzata dalle decisioni delle Giunte comunali. A Roma comunque toccheranno da subito 140 milioni di euro in meno.
E a questo decurtamento va aggiunto il blocco del trasferimento che lo Stato passava alla città per “compensare” la perdita dell’ICI sulla prima casa, pari a circa 360 milioni di euro: soldi che Roma ha avuto difficoltà a incassare, e che prima o poi dovrebbero esserle assegnati.
Vediamo qualche esempio di quanto potrà pesare la nuova imposta.
Con l’aliquota al 4 per mille, un appartamento di circa 60 metri quadri, prima casa, con la rendita catastale di 650 euro pagherà 416 euro, cui vanno detratti 200 euro in caso si tratti di abitazione unica.
Un appartamento di taglio medio-grande, di circa 100 metri quadri, rendita catastale 1.050 euro, pagherà 672 euro, cui vanno tolti i soliti 200 euro. Il proprietario di una casa da 150 metri quadri, rendita di 1.500 euro, sborserà invece 960 euro, con 200 euro da detrarre in caso di abitazione unica.
Se il Comune dovesse alzare di un punto l’aliquota, l’appartamento piccolo pagherebbe 520 euro, da cui vanno tolti 200 euro se unica casa. La casa di taglio medio-grande pagherà 840 euro, mentre quella grande 1200.
A entrambe le cifre vanno sottratti 200 euro se unico immobile posseduto.
Se le ristrettezze dovessero invece spingere il Comune a praticare la massima aliquota possibile per la prima casa, quella del 6 per mille, l’esborso per i romani sarebbe ancora più consistente. Il proprietario dell’appartamento piccolo dovrebbe allo Stato 624 euro, per la casa media e grande, rispettivamente 1008 e 1440 euro, cui vanno tolti i soliti 200 euro.