Salvaitalia o affossacasa?
Nel Paese reale monta il malessere, la rabbia contro la politica e le istituzioni e la sfiducia verso il Governo provvisorio dei “professori della Bocconi”....

Pur rendendoci conto della gravità della crisi rileviamo che la manovra posta in essere dal governo Monti rappresenta uno dei punti più discutibili nella storia dei governi della Repubblica Italiana: per anni ci è stato sempre ricordato (e giustamente) che l’economia reale nulla ha da spartire con la speculazione finanziaria, mentre oggi ci si lascia travolgere da questa riconoscendogli valore primario. Si plasmano così le misure a immagine e somiglianza degli intendimenti degli speculatori, evitando accuratamente di colpirli e di porre mano a provvedimenti per la crescita e lo sviluppo, e ci si accanisce – con determinazione degna di miglior causa – sulla ricchezza vera del Paese, cioè sugli immobili e sui loro proprietari, togliendo liquidità dal mercato, deprimendo i consumi e impedendo di fatto qualsiasi possibilità di ripresa. In questo contesto la borsa crolla, trasformando titoli e azioni – i risparmi degli italiani – in carta straccia; mentre le banche – in recessione – promettono, per conto dello Stato, tassi d’interesse dal 5 al 7% e lo spread BTP-Bund si mantiene sopra 520, facendo esplodere il debito pubblico portando il Paese verso una crisi economica e occupazionale devastante.
Nel Paese reale monta il malessere, la rabbia contro la politica e le istituzioni e la sfiducia verso il Governo provvisorio dei “professori della Bocconi”.
A questo gioco perverso si allineano una serie di misure vessatorie, come gli impedimenti, con la scusa della tracciabilità (sulla cui funzionalità e gestibilità permangono peraltro forti dubbi), l’obbligo di apertura di conti correnti bancari e postali senza esenzione dai costi neanche per l’emissione dei necessari assegni, il perdurare per l’uso dei bancomat degli aggi a carico dei commercianti richiesti dalle banche, e così via, come si allineano anche i provvedimenti sulle pensioni, meglio si direbbe contro i pensionati e gli aspiranti tali.
Si deve dare atto ai due partiti maggiori, PDL e PD, di aver cercato di rendere meno iniqua la manovra, ma senza grandi risultati.
Corriamo il rischio di trovarci di fronte ad una debacle (è inutile usare giri di parole) della nostra economia reale e del nostro Paese dalla quale è difficile prevedere quando ci si potrà riprendere, anche perché preoccupanti concordanti segnali lasciano intendere che, in questa perversa linea, sarà necessaria a breve una manovra supplementare, salvo che dalla CE non arrivino decisivi mutamenti di rotta.
Sono passati – tra molte assenze – alla Camera e al Senato i provvedimenti del Governo Monti mentre entriamo in recessione con possibile deflazione.
Occorreva e occorre al “Governo provvisorio” un colpo d’ala e non misure da “scuola di ragioneria”, solo tasse, solo balzelli e troppi errori tecnici.
Ma dove sono i tagli alla spesa pubblica, le privatizzazioni, le riforme? I provvedimenti in tal senso promessi se arriveranno, sarà forse troppo tardi.
Staremo a vedere, ma la categoria dei proprietari immobiliari (la cui forza d’urto abbiamo più volte ricordato) e le associazioni che li rappresentano sono pronte a intraprendere tutte le azioni di lotta che l’ordinamento consente per evitare quella che si appalesa come una vera e propria catastrofe: altro che pareggio del bilancio con la manovra “Salvaitalia”, qui siamo di fronte a qualcosa che ben può definirsi “affossacasa”, e che non si tratti di una metafora è reso evidente dai ricorrenti disastri dovuti alla perdurante mancata attenzione della politica (ed ora anche dei tecnici politici) ai problemi del territorio e della sicurezza di esso e di chi vi abita con i propri beni.
Al sistema Italia occorre meno rigore, più crescita, più occupazione, più fiducia.
Occorre quindi mutare la “linea” impostaci da Francia e Germania che è quella della “pressione fiscale” per puntare invece sulla revisione dei trattati nella prospettiva, innanzitutto, di una nuova funzione della BCE.
La speranza è che all’Europa delle finanze e dei burocrati si sostituisca, finalmente, la realizzazione degli Stati uniti d’Europa.